Questa si che è buona: per avere una radio, una tv, un lettore cd accesi nei propri locali commerciali (un negozio, un bar, un ristorante) ,
bisogna pagare un compenso alle case discografiche che va dai 50 ai 700 euro, a seconda delle dimensioni dell’immobile.
Non è una truffa né l’ennesima psichedelica legge del terzo millennio: bensì un vecchia legge, del 1941, che prevedere che venga pagato un contributo al consorzio dei fonografici SCF nei casi di cui sopra.
E’ un po’ un paradosso, visto che c’è il diritto di autore Siae che sta lì apposta. Molti proprietari di negozi hanno già minacciato di non pagare.
Nell’era della cultura libera e del peer to peer dei contenuti, l’applicazione di una legge simile è davvero roba da ultima serie de I Simpson. A quando un contributo da pagare per i diritti d’autore dei motivetti fischiettati per strada?
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