Dammi il fatto, ti darò la decisione – (Mensile di informazione giuridica, diretto da Domenico Cilenti)
PUNTARE ALLA GIUSTIZIA ALTERNATIVA –
Cinque milioni e mezzo di cause pendenti: almeno un italiano su dieci è utente della giustizia. Ma il servizio nel suo complesso non funziona, i ritardi sono proverbiali. Le controversie civili stentano a trovare composizione in un sistema ancorato a criteri anacronistici che non riesce a scrollarsi di dosso formalismi che, nati per garantire i diritti delle persone, rischiano di soffocarne le istanze sotto il peso di procedure irte di ostacoli e difficoltà. La propensione alla litigiosità è spesso additata tra le cause del collasso tanto in tribunale quanto dal giudice di pace; ma alla base c’è una richiesta di giustizia che non può essere liquidata riversando sul cittadino la responsabilità delle carenze strutturali dei pubblici apparati.
Il codice di procedura civile, che risale al 1940, è stato più volte martoriato con modifiche parziali senza mai giungere a ridisegnare il sistema rendendolo più efficiente e razionale. Ma c’è una parte in quel codice, quella conclusiva, che richiama sempre più l’attenzione e che disciplina l’istituto dell’arbitrato. Si tratta della possibilità, sull’accordo delle parti, di deferire il giudizio a soggetti privati che, quando agiscono in modo rituale, pronunciano una decisione equiparata a quella dei magistrati pubblici. Il vantaggio più evidente è quello di una accelerazione dei tempi – mesi anziché anni – e della adozione di procedure snelle e mirate purché siano garantiti i diritti fondamentali e specialmente il rispetto del principio del contraddittorio, per il quale le parti devono poter confrontare e sostenere le rispettive posizioni in modo paritario.
Pur con tutte le imperfezioni e carenze lamentate, la legislazione vigente offre dei margini – talora esigui, altre volte più estesi – per modalità differenziate di risoluzione del contenzioso. Quando questo è inevitabile, si ricorre al giudice o, in alternativa, all’arbitro in quanto ve ne siano le condizioni. Ma in ogni momento le parti possono trattare e facendosi reciproche concessioni trovare un accordo e formalizzarlo con una transazione. Possono inoltre evitare una lite ricorrendo alla conciliazione stragiudiziale assistita, facilitativa o valutativa. Dalla esperienza anglosassone vengono mutuate nuove opportunità e il quadro normativo tende ad arricchirsi di altre previsioni. Basta tuttavia una attenta e puntuale ricognizione delle leggi attuali per scoprire un ventaglio di opzioni attivabili con un sapiente e misurato recupero delle inesauribili risorse della creatività.
Questa iniziativa si propone lo scopo di informare sulle svariate possibilità di giustizia alternativa a quella pubblica e di favorirne lo sviluppo nel comune interesse.
Una soluzione ai problemi uscendo dalla logica della lite in Tribunale e ricorrendo all’iniziativa privata – ARBITRATO – CONCILIAZIONE – MEDIAZIONE -
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